25 giugno 2009

23 giugno 2009

Dal nostro inviato su Twitter.



Da Teheran si comunica solo con i social networking. Facciamocene una ragione: il futuro è proprio lì.

Dopo le 10 domande a Berlusconi, le 10 domande ai pubblicitari.

Riporto direttamente dal blog di Grazia:

Sono certa che almeno una volta nella vita vi sarete fatti queste domande.
Ancor meglio sarebbe stato poterle fare ai diretti interessati.
Be’, io non ho le risposte - sono ancora troppo novizia dell’ambiente – ma chissà che, pubblicandole sul blog di Grazia, non si faccia avanti qualche pubblicitario professionista per illuminarci.

1) Perché per promuovere prodotti antietà/dimagranti vengono scelte sempre modelle ventenni che evidentemente non hanno alcuna natura umana (la forza di gravità non ha effetto su di loro, il sole in picchiata sul viso non fa scoprire segni di imperfezioni, “sono gonfia” significa portare la 42)?

2) Perché le mamme hanno pochi più anni dei presunti figli, rendendo fisiologicamente impossibile il loro essere genitrici?

3) Perché in quei giorni dovrei avere voglia di fiondarmi da un aereo, fare la ruota per dimostrare di essere una conduttrice, prendere il treno e mettere l’assorbente sui bocchettoni d’areazione? Cioè, vi rendete conto che la vostra conoscenza in fatto di donne…

4) Vi trovate credibili quando dipingete la famiglia gaudiosa e sorridente alle 7 del mattino, con i pigiami belli stirati, i capelli ben pettinati e manco l’ombra di un’occhiaia?

5) Quando smetterete di storpiarmi le mie canzoni preferite? Per colpa vostra non le posso più sentire!

6) E’ proprio necessario parlarmi di lassativi mentre sto mangiando?

7) Ma quelle scritte piccole-piccole che scorrono veloci-veloci mentre nella pubblicità mi state vendendo un’ “offerta eccezionalmente vantaggiosa” (vi ho sentiti, dicevate proprio così)… Non saranno mica una fregatura, vero?!

8) Perché continuare a parlare di bifidus se nessuno studio ha mai dimostrato i suoi poteri regolarizzanti? E come mai questo batterio ha un nome diverso in ogni stato?

9) Quanti soldi sprecate per ogni superstar hollywoodiana che viene a farsi la sua comparsata di pochi secondi? Darli a me quei soldi, no eh?!

10) Seriamente: quale mente può partorire uno scoiattolo petante per promuovere un chewing-gum?

13 giugno 2009

Indovinate dove soffia il vento degli investimenti pubblicitari?



Le ultime due righe di questo articolo la dicono lunga su dove sta andando il mercato degli investimenti pubblicitari. Buona lettura.

Nei primi quattro mesi dell'anno gli investimenti pubblicitari ammontano a 2.860 milioni, con una diminuzione del 18% rispetto al corrispondente periodo del 2008. Sono i numeri che emergono dall'analisi di Nielsen.
In particolare, ad aprile, su base annua, gli investimenti sono crollati del 17,4%. Wind, Vodafone, Ferrero, Volkswagen, Unilever, Barilla, Procter&Gamble, Danone, Fiat Div. Fiat Auto e L'Oreal sono i top spender dei primi quattro mesi con 390,7 milioni euro, il 13,4% in meno del corrispondente periodo del 2008. Di queste dieci aziende soltanto tre hanno incrementato gli investimenti rispetto all'anno scorso, mentre la maggior parte li ha ridotti di oltre il 20%.

L'analisi dei mezzi mostra per la televisione, considerando sia i canali generalisti che quelli satellitari (marchi Sky e Fox), una flessione gennaio-aprile sullo stesso periodo del 2008 del 15,3% e sul singolo mese di aprile del 15,1%.
La stampa, nel suo complesso, da gennaio ha un calo del 25,6%. I periodici diminuiscono del 29,5% con l'abbigliamento a -29,2%, la cura persona a -27,6% e l'abitazione a -26,8%. I quotidiani a pagamento mostrano una flessione del 22,7% con l'automobile e l'abbigliamento, i due settori più importanti, che riducono gli investimenti rispettivamente del 36,6% e del 31,5%. In controtendenza il settore abitazione che supera i 20 milioni con una crescita sul quadrimestre dell'8,4%, grazie alle performance realizzate a febbraio e, soprattutto, a marzo. A livello di tipologie, frena la commerciale nazionale (-26,7%), ma sono in calo anche la locale (-17,8%) e la rubricata/di servizio (-19,4%). In contrazione la raccolta dei quotidiani free/pay press (-29%).

La radio diminuisce del 19,2% nel quadrimestre e del 16,9% nel confronto mensile. Tra i settori in positivo nel mese di aprile 2009 si evidenziano: auto, distribuzione e tlc. Fanno registrare variazioni negative affissioni (-33,4%), cinema (-21,9%), cards (-27,2%) e direct mail (-17,4%).

Performance, invece, positiva per internet che cresce del +6,7% superando i 188 milioni.

Fonte: affaritaliani.it

9 giugno 2009

Se poteva fà de mejo.



Uso il romanesco per commentare l'ultimo spreco di soldi del governo per lanciare il made in Italy nel mondo: il logo Magic Italy sfornato caldo caldo dal team di grafici del premier.

Forme di comunicazione.



Annuncio apparso davanti alla sede di Leo Burnett Milano.

Fonte: Roberto Venturini

7 giugno 2009

Twitter sulla copertina di Time.



Questa sì che è una notizia. Altro che Noemi...

Qui il pezzo sul Time.

5 giugno 2009

4 giugno 2009

Google lancia Squared, il motore di ricerca intelligente.



Da Repubblica.it:

Nella corsa ai motori di ricerca "intelligenti", in grado di rispondere alle nostre domande con dati sempre più organizzati e modulari, Google rilancia e presenta "Squared". Il nuovo servizio del gigante di Mountain View è online da oggi: uno strumento potente capace di generare tabelle in base alla chiave di ricerca digitata dall'utente.

Continua qui.

25 maggio 2009

Web2.0 e Webmarketing: come cambia il lavoro delle agenzie di pubblicità.



Dal sito: blogs4biz.libero.it


Con l’avvento del web2.0 “il nostro lavoro è sicuramente cambiato e, sino ad ora, è cambiato in peggio”. A parlare è Fiorella Pini, direttore generale dell’advertising agency internazionale Dentsu. L’occasione è il panel che ho avuto il piacere di moderare lo scorso 12 maggio all’Omnicom 2009 e al quale partecipavano come ospiti anche Carlo Marchini (responsabile Google Enterprise), Marco Stancati (Docente di Comunicazione interna e di Pianificazione dei Media, Università La Sapienza), Stefano Epifani (Professore di Organizzazione e Gestione della Comunicazione Interattiva Università La Sapienza) e Marco Camisani Calzolari (Esperto di Marketing e comunicazione digitale).
“Prima operare era molto più semplice perché si andava dalle aziende con un ventaglio di proposte chiaro, definito e codificato”. Oggi invece assistiamo al rapido affermarsi di nuovi strumenti di comunicazione per i quali mancano ancora precisi paradigmi di applicazione (e di misurazione dei risultati) da sottoporre al cliente. Cliente che la Pini inquadra in due principali tipologie: la prima ignora quali siano e come funzionino i nuovi strumenti e quindi necessita formazione da zero prima ancora di poter passare a qualsiasi proposta operativa; la seconda è invece quella che di web2.0 ha almeno sentito parlare ma “pur essendo genuinamente attratta da nuovi modi di raggiungere il proprio target, non ha ancora chiaro cosa significhi realmente averci a che fare”.
Quello che più mi ha colpito dell’intervento di Fiorella Pini è che, diversamente da molti suoi colleghi, non respinge bollando come moda la rivoluzione in atto. Piuttosto individua con lucidità uno dei principali problemi: il cambiamento in corso non sarà gestibile finché l’innovazione non riuscirà a permeare il sistema, dando così agli operatori di settore la possibilità di “creare nuovi codici di comunicazione”. Perché questo possa accadere, bisognerà aspettare anche che i cosiddetti digital natives entrino a lavorare nelle aziende, portando in dote la loro capacità di usare in modo istintivo e sistematico le nuove tecnologie. Fino ad allora, l’adozione in azienda di progetti di nuova comunicazione sarà ancora demandate “all’iniziativa di singoli personaggi illuminati e dotati di potere decisionale” che però agiscono in un contesto mediamente refrattario, mentre il ruolo dell’advertising agency rimarrà sospeso fra incudine e martello.
Insomma, oggi più che mai - ci ricorda il direttore generale di Dentsu - la differenza nelle aziende la fanno le persone e non le tecnologie. A conferma di ciò basti ricordare che le iniziative di comunicazione e marketing 2.0 di maggior successo (se si escludono i soliti Google, Facebook, ecc.), vengono da aziende che tecnologiche non sono come Adidas, Nike, Fiat, Coca Cola.
Un intervento critico e lontano dai consueti toni celebratori con cui si parla di web2.0 in ambito business che proprio perciò risulta prezioso, poiché sottolinea e conferma come la rivoluzione nei rapporti tra azienda e consumatori sia tutt’ora in corso ed anzi nel pieno del suo svolgimento.

22 maggio 2009

Papebook.



Interessante pezzo di Gianluca Nicoletti oggi sulla Stampa a commento della decisione di Papa Ratzinger di approdare su Facebook.

18 maggio 2009

Il cimitero del Web 2.



Con le crocette i Social Network che sono falliti negli ultimi mesi.

Fonte: meish.org

13 maggio 2009

La nuova campagna Ferrarelle: liscia, gassata o bella?



Direi bella.

Anche perchè dietro c'è lo zampino del mio amico Daniele Ravenna, copy della campagna firmata Euro RSCG.

E' online il nuovo sito dell'ADCI.

Decisamente meglio di prima.
Più Web 2.O, per intenderci.

La Rivista che Vorrei incontra Pasquale Barbella.



La Rivista che Vorrei incontra Pasquale Barbella. Un'occasione imperdibile.

6 maggio 2009

La dura vita del blogger.

Ecco la lista dei dieci Stati peggiori per chi volesse aprire un blog.

I web-commercianti scoprono la pubblicità su Facebook e Twitter.

Prima o poi doveva accadere.

4 maggio 2009

Già passata la Twittermania?



Twitter non convice 6 utenti su 10.
Uno studio di Nielsen Online dimostra come gli utenti siano molto più fedeli a Facebook e MySpace.


di Luca Figini

Tutti pazzi per i social network... o quasi. Questo genere di community stanno spopolando e tutti provano a cimentarsi nella creazione del loro profilo. Ma dopo un mese di appassionante (o quasi) socializzazione virtuale, quanti rimangono fedeli alla comunità prescelta? Ci ha pensato Nielsen Online a misurare il tasso di abbandono dopo quattro settimane.

E stupisce il risultato: il 60% degli iscritti a Twitter smettono di utilizzarlo dopo un mese circa dall'iscrizione. Una debacle se confrontata a Facebook e MySpace. Solo 4 utenti su 10 se ne vanno alla quarta settimana di utilizzo. Eppure non mancano gli stimoli a collegarsi a Twitter: recentemente, alcuni personaggi televisivi statunitensi hanno invitato gli americani a raggiungerli su questo social network. Prima di questo appello, Twitter tratteneva solo il 30 per cento degli utenti iscritti il mese precedente. Probabilmente è proprio il metodo di interazione offerto da questo sito a non soddisfare appieno; oppure in Facebook e MySpace convince la logica "voyeristica".

Difficile stabilire le ragioni, fatto sta che in quattro settimane la voglia di utilizzare Twitter decresce in modo costante. Almeno stando agli studi eseguiti da Nielsen Online. Nonostante il successo di Facebook e MySpace, a Twitter va dato il merito di avere "contaminato" in qualche modo questi altri due social network con alcune funzioni e metodi di organizzazione dei commenti. A questo punto va capito come si dipanerà la situazione.

Secondo alcuni analisti, Twitter è stata una meteora: deve evolversi altrimenti è destinato a cedere il passo nei confronti delle alternative più agguerrite. Però anche Facebook è considerata una moda momentanea, nonostante gli impressionanti risultati in fatto di numero di utenti registrati (in aumento costante) e di fedeltà. MySpace sarebbe il futuro del social networking: e se lo dice il suo amministratore delegato, forse vale la pena di dubitarne un po'.

Tutta questa vicenda lascia spazio a una sola considerazione. Questi siti, che apparentemente sono uno svago per molti utenti, sono in realtà in competizione tra loro per conquistare sempre maggiore audience. Il motivo? Sempre e solo uno: migliorare i conti economici mediante la pubblicità. Dunque, via alla sui numeri.

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