17 maggio 2009
13 maggio 2009
La nuova campagna Ferrarelle: liscia, gassata o bella?
6 maggio 2009
4 maggio 2009
Già passata la Twittermania?
Twitter non convice 6 utenti su 10.
Uno studio di Nielsen Online dimostra come gli utenti siano molto più fedeli a Facebook e MySpace.
di Luca Figini
Tutti pazzi per i social network... o quasi. Questo genere di community stanno spopolando e tutti provano a cimentarsi nella creazione del loro profilo. Ma dopo un mese di appassionante (o quasi) socializzazione virtuale, quanti rimangono fedeli alla comunità prescelta? Ci ha pensato Nielsen Online a misurare il tasso di abbandono dopo quattro settimane.
E stupisce il risultato: il 60% degli iscritti a Twitter smettono di utilizzarlo dopo un mese circa dall'iscrizione. Una debacle se confrontata a Facebook e MySpace. Solo 4 utenti su 10 se ne vanno alla quarta settimana di utilizzo. Eppure non mancano gli stimoli a collegarsi a Twitter: recentemente, alcuni personaggi televisivi statunitensi hanno invitato gli americani a raggiungerli su questo social network. Prima di questo appello, Twitter tratteneva solo il 30 per cento degli utenti iscritti il mese precedente. Probabilmente è proprio il metodo di interazione offerto da questo sito a non soddisfare appieno; oppure in Facebook e MySpace convince la logica "voyeristica".
Difficile stabilire le ragioni, fatto sta che in quattro settimane la voglia di utilizzare Twitter decresce in modo costante. Almeno stando agli studi eseguiti da Nielsen Online. Nonostante il successo di Facebook e MySpace, a Twitter va dato il merito di avere "contaminato" in qualche modo questi altri due social network con alcune funzioni e metodi di organizzazione dei commenti. A questo punto va capito come si dipanerà la situazione.
Secondo alcuni analisti, Twitter è stata una meteora: deve evolversi altrimenti è destinato a cedere il passo nei confronti delle alternative più agguerrite. Però anche Facebook è considerata una moda momentanea, nonostante gli impressionanti risultati in fatto di numero di utenti registrati (in aumento costante) e di fedeltà. MySpace sarebbe il futuro del social networking: e se lo dice il suo amministratore delegato, forse vale la pena di dubitarne un po'.
Tutta questa vicenda lascia spazio a una sola considerazione. Questi siti, che apparentemente sono uno svago per molti utenti, sono in realtà in competizione tra loro per conquistare sempre maggiore audience. Il motivo? Sempre e solo uno: migliorare i conti economici mediante la pubblicità. Dunque, via alla sui numeri.
cellulare-magazine.it
30 aprile 2009
Ponte del primo maggio a Pontremoli. Tappa obbligatoria: le frittelle di baccalà di Bacciottini.


Vado tre giorni a Pontremoli nella casa dei genitori di mia moglie.
Se passate da Pontremoli sarò lieto di ospitarvi alla Trattoria con Giardino da Bacciottini (due c e due t) dove si gustano le migliori frittelle di baccalà d'Italia (forse d'Europa).
Osteria del Giardino - Da Bacciottini. Via Ricci Armani 13 - Pontremoli (MS) tel. 0187.830120
27 aprile 2009
26 aprile 2009
La case history di un blog dedicato a La Repubblica: quando il Web 2.0 porta a risultati concreti.
Chi mi conosce bene sa che da tre anni circa gestisco quotidianamente il blog Pazzo Per Repubblica, dedicato interamente al quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.
Da qualche settimana su Pazzo Per Repubblica, io e i miei collaboratori stiamo portando avanti una battaglia per migliorare la grafica del giornale. In particolar modo stiamo facendo le pulci ai grafici sull'impaginazione dei richiami di apertura dell'inserto R2 e de La Domenica di Repubblica.
Giusto una settimana fa lamentavamo gli errori che potevano portare ad un'errata interpretazione di una foto di Marguerite Yourcenar.
Non sappiamo se sia un caso isolato ma oggi abbiamo notato con soddisfazione che i grafici ci hanno ascoltato e hanno raddrizzato il tiro sull'impaginazione dei richiami di prima pagina.
Come potete vedere nella foto qui sotto (cliccatela per ingrandirla) oggi le due foto sono sistemate esattamente di fianco al loro relativo argomento.

Non abbiamo la certezza che i grafici di Repubblica leggono questo blog. Fatto sta che oggi abbiamo vinto una piccola battaglia a dimostrazione che la regola principale del Web 2.0 ha raggiunto il suo obiettivo: dare importanza e credito all'opinione dei lettori.
Da qualche settimana su Pazzo Per Repubblica, io e i miei collaboratori stiamo portando avanti una battaglia per migliorare la grafica del giornale. In particolar modo stiamo facendo le pulci ai grafici sull'impaginazione dei richiami di apertura dell'inserto R2 e de La Domenica di Repubblica.
Giusto una settimana fa lamentavamo gli errori che potevano portare ad un'errata interpretazione di una foto di Marguerite Yourcenar.
Non sappiamo se sia un caso isolato ma oggi abbiamo notato con soddisfazione che i grafici ci hanno ascoltato e hanno raddrizzato il tiro sull'impaginazione dei richiami di prima pagina.
Come potete vedere nella foto qui sotto (cliccatela per ingrandirla) oggi le due foto sono sistemate esattamente di fianco al loro relativo argomento.

Non abbiamo la certezza che i grafici di Repubblica leggono questo blog. Fatto sta che oggi abbiamo vinto una piccola battaglia a dimostrazione che la regola principale del Web 2.0 ha raggiunto il suo obiettivo: dare importanza e credito all'opinione dei lettori.
24 aprile 2009
23 aprile 2009
Ma come diavolo si fa?
22 aprile 2009
Ecco Google Profiles, l'anti Facebook.

Arriva lo strumento di Social Networking targato Google. Si chiama Google Profiles e nasce con lo scopo di sottrarre utenti a Facebook.
Repubblica.it ne ha parlato oggi.
21 aprile 2009
20 aprile 2009
Idea per fare soldi.
L'idea è venuta al mio amico Francesco Costa, leggete qua:
"Mi è venuta questa idea per un business mica male: io sono troppo pigro per pensare di metterla in piedi o trovare qualcuno che lo faccia, quindi la metto qui e chissà che qualcuno non ci faccia i soldi sul serio. Quello che dovete fare è farvi dare una licenza per aprire un esercizio commerciale dentro un aeroporto, meglio se si tratta di un aeroporto di una località turistica: non serve che abbiate un vero locale, basta solo un banchetto con un tavolo e qualche cassetto. L’offerta si compone di due servizi per i viaggiatori. Primo servizio. Vi sarà certamente capitato di vedere frotte di viaggiatori ai check-in che, ignari dei limiti di peso dei bagagli da imbarcare, si ritrovano costretti a indossare giacche e maglioni per risparmiare peso o a pagare supplementi sproporzionati a causa dei chilogrammi in eccesso. Spesso basterebbe avere uno zainetto vuoto da riempire e portare a bordo come bagaglio a mano per alleggerire il bagaglio principale ed evitare la tassazione. Va bene anche se avete già un bagaglio a mano: per la mia esperienza, sono tutti molto tolleranti sulla regola dell’«un solo bagaglio a mano», se le dimensioni sono accettabili. Qui entra in azione l’impresa, che intercetta i viaggiatori in difficoltà e segnala loro la possibilità di acquistare un semplicissimo zainetto a una cifra contenuta - bastano dieci euro - che varrà la pena spendere pur di evitare di morire di caldo o evitare la supertassa. Il secondo servizio, invece, è il recapito a domicilio dei bagagli che non si possono portare a bordo. Avete mai sbirciato dentro i cestini dei rifiuti accanto ai metal detector? Ogni giorno vengono buttati litri e litri di vini, olii, salse e salsine, prodotti tipici, profumi: tutti liquidi contenuti in recipienti ben più ampi del limite di 100ml. Qui rientra in azione l’impresa, che in cambio di un piccolo balzello prende l’indirizzo dei viaggiatori e si incarica di impacchettare i beni che andrebbero buttati e spedirli il giorno stesso via posta tradizionale a un indirizzo da loro indicato. Anche qui, vanno bene i soliti dieci euro, più le spese di spedizione. Una volta a regime, sarebbero i poliziotti stessi a segnalare l’esistenza del servizio, davanti alla faccia depressa del viaggiatore che non vuole proprio buttare la bottiglia di vino locale o la confettura artigianale fatta dalla mamma. Ci vorrebbero due o tre persone pronte a entrare in azione tra i banchi dell’accettazione e i controlli della polizia, non guasterebbe una distribuzione di volantini informativi all’entrata dell’aeroporto. Il passaparola tra viaggiatori farebbe il resto. Ricordatevi di me, quando ci diventate ricchi."
Francesco Costa.
"Mi è venuta questa idea per un business mica male: io sono troppo pigro per pensare di metterla in piedi o trovare qualcuno che lo faccia, quindi la metto qui e chissà che qualcuno non ci faccia i soldi sul serio. Quello che dovete fare è farvi dare una licenza per aprire un esercizio commerciale dentro un aeroporto, meglio se si tratta di un aeroporto di una località turistica: non serve che abbiate un vero locale, basta solo un banchetto con un tavolo e qualche cassetto. L’offerta si compone di due servizi per i viaggiatori. Primo servizio. Vi sarà certamente capitato di vedere frotte di viaggiatori ai check-in che, ignari dei limiti di peso dei bagagli da imbarcare, si ritrovano costretti a indossare giacche e maglioni per risparmiare peso o a pagare supplementi sproporzionati a causa dei chilogrammi in eccesso. Spesso basterebbe avere uno zainetto vuoto da riempire e portare a bordo come bagaglio a mano per alleggerire il bagaglio principale ed evitare la tassazione. Va bene anche se avete già un bagaglio a mano: per la mia esperienza, sono tutti molto tolleranti sulla regola dell’«un solo bagaglio a mano», se le dimensioni sono accettabili. Qui entra in azione l’impresa, che intercetta i viaggiatori in difficoltà e segnala loro la possibilità di acquistare un semplicissimo zainetto a una cifra contenuta - bastano dieci euro - che varrà la pena spendere pur di evitare di morire di caldo o evitare la supertassa. Il secondo servizio, invece, è il recapito a domicilio dei bagagli che non si possono portare a bordo. Avete mai sbirciato dentro i cestini dei rifiuti accanto ai metal detector? Ogni giorno vengono buttati litri e litri di vini, olii, salse e salsine, prodotti tipici, profumi: tutti liquidi contenuti in recipienti ben più ampi del limite di 100ml. Qui rientra in azione l’impresa, che in cambio di un piccolo balzello prende l’indirizzo dei viaggiatori e si incarica di impacchettare i beni che andrebbero buttati e spedirli il giorno stesso via posta tradizionale a un indirizzo da loro indicato. Anche qui, vanno bene i soliti dieci euro, più le spese di spedizione. Una volta a regime, sarebbero i poliziotti stessi a segnalare l’esistenza del servizio, davanti alla faccia depressa del viaggiatore che non vuole proprio buttare la bottiglia di vino locale o la confettura artigianale fatta dalla mamma. Ci vorrebbero due o tre persone pronte a entrare in azione tra i banchi dell’accettazione e i controlli della polizia, non guasterebbe una distribuzione di volantini informativi all’entrata dell’aeroporto. Il passaparola tra viaggiatori farebbe il resto. Ricordatevi di me, quando ci diventate ricchi."
Francesco Costa.
19 aprile 2009
NEROazzurro.
18 aprile 2009
Spam Marketing.
15 aprile 2009
Forme di solidarietà: mangiare e bere abruzzese.
Dal blog Altrimondi di Giorgio Dell'Arti, ho trovato questo:
"Dal Foglio arriva un ottimo consiglio: bisogna mangiare e bere abruzzese. Sempre, ma in questo periodo in particolare. Qui Camillo Langone ci indica quali sono i migliori prodotti regionali e dove trovarli."
"Dal Foglio arriva un ottimo consiglio: bisogna mangiare e bere abruzzese. Sempre, ma in questo periodo in particolare. Qui Camillo Langone ci indica quali sono i migliori prodotti regionali e dove trovarli."
3 aprile 2009
La potenza dei blog.

Un paio di settimane fa ho postato un mio commento sull'ultimo libro della Mazzantini.
Oggi per curiosità ho provato a cercare Margaret Mazzantini su Google e guardate cosa ho trovato in prima posizione.
Se poi cercate "margaret mazzantini venuto al mondo" il mio post è addirittuta al terzo posto, dopo il sito ufficiale della Mazzantini e il blog "Libri News".
Tutto organico. Fantastico no?
2 aprile 2009
26 marzo 2009
Il re del Web2 mette in pratica le regole del Web2.
Facebook ha ascoltato i commenti dei suoi utenti che si lamentavano della nuova grafica del sito ed è corso ai ripari.
Ottimo esempio di Web2.
Ottimo esempio di Web2.
25 marzo 2009
23 marzo 2009
Margaret Mazzantini - Venuto al mondo.

C'è una cosa che mi scatta dentro quando leggo i libri della Mazzantini: che non sia un libro scritto da una donna.
Attenzione, non è una considerazione maschilista.
Voglio dire che le cose raccontate nell'ultimo libro di Margaret Mazzantini Venuto al mondo sono così cattive, così crude e così terrificanti che sembra impossibile nascano dalla penna di una donna.
Eppure è proprio così.
Un montare di cose tristi che ti vien da dire: prima o poi finiranno.
E invece, quando pensi che la tragedia abbia toccato il fondo, scopri che dieci, venti pagine dopo c'è ancora spazio per raschiare il barile, scoprendo cose ancora più tristi.
Ve lo consiglio. Ma ricordatevi di quello che ho scritto sopra.
20 marzo 2009
18 marzo 2009
12 marzo 2009
11 marzo 2009
6 marzo 2009
Cosa ci aspetta?

Ho trovato un articolo inquietante sul sito del Corriere della Sera.
Inizia così:
"Lavorava in Madison Avenue, alla Young&Rubicam, una dei leader mondiali della pubblicità. Ora è qui, alla «Job Fair» di Times Square, a caccia di un lavoro.
Anthony Moore è in fila davanti al banchetto del Dipartimento della Sanità dello Stato di New York. «Finché è durato è stato bello» racconta. «Ma è durato fino al 2006. Poi è cominciata la crisi. L'azienda è scesa da 1500 a a 285 dipendenti. Io ho fatto molti lavori da "free lance". Ho guadagnato quello che serve per sopravvivere a Manhattan: ho una casetta nel Village. Certo, i soldi sono pochi, mia moglie se n'è andata. Ma non ho figli, fin qui ce l'ho fatta. Adesso, però, si fa più dura ». La faccia è sofferta, scavata, ma Anthony non si sente uno sconfitto: «Ho 54 anni, un'età pericolosa, lo so. Ma ne dimostro di meno. E ci sono varie cose che posso fare nel campo della sanità con la mia esperienza di pubblicitario. Bisogna essere pratici: la salute, la cura della persona, è l'industria del futuro. E un datore di lavoro pubblico, di questi tempi, non guasta»."
Il resto dell'articolo lo trovate qui.
23 febbraio 2009
Niente Facebook in Quaresima.

È partita da un gruppo di cristiani americani l’iniziativa che propone per la Quaresima 2009 un duro fioretto: non frequentare Facebook per quaranta giorni. È una sfida per tutti coloro che vivono e trascorrono ore e ore sul social network alla ricerca di amici e parenti per i quali questo significa estraniarsi dal mondo, chiudere in contatti con la realtà virtuale.
L’idea nasce dal fatto che durante il periodo che precede la Pasqua si cerca di fare piccole rinunce per vivere intensamente la vita cristiana, a volte si rinuncia alla cioccolata, alle sigarette, al caffè ma visti i tempi che corrono il sacrificio più grande oggi è rinunciare a Facebook, dove sono nati gruppi che propongono l’abbandono del social network per tutto il periodo quaresimale come “Giving up Facebook for Lent” e in Italia esiste il gruppo “Fioretto per la quaresima: 40 giorni senza entrare su facebook!!!”.
Questi gruppi al momento non riscuotono molto adepti, i commenti rilasciati dai membri non fanno ben sperare sulla buona riuscita di questo fioretto: c’è chi avverte che non riuscirà mai a starne tanto tempo lontano e chi invece ci proverà perché vuole disintossicarsi dal social network.
Fonte: http://web20.excite.it/news/16226/Niente-Facebook-in-Quaresima
18 febbraio 2009
Geniale.
"La sintesi paralizzante di tutto questo è la guerra tra Veltroni e D'Alema, che nel disinteresse totale degli elettori litigano da quattro partiti (pci, pds, ds e pd), mentre nel frattempo il mondo ha fatto un giro, è nato Google, ci sono stati cinque presidenti americani e l'Inter è tornata a vincere lo scudetto".
Ezio Mauro, La Repubblica
Ezio Mauro, La Repubblica
13 febbraio 2009
Ricordi che se ne vanno.
12 febbraio 2009
10 febbraio 2009
7 febbraio 2009
Occasione perduta.

Avete presente la casa di cura La Quiete di Udine? Certo che sì. Ne stanno parlando tutti i giornali e televisioni da una settimana.
Ecco, secondo voi, quanta gente sarà andata a vedere il loro sito in questi giorni, colta da curiosità?
Migliaia di persone, immagino. Come me.
E cosa hanno trovato?
Una tristissima pagina Under Construction con questo laconico messaggio:
"Il Sito de "La Quiete" è attualmente in fase di aggiornamento.
Al più presto sarà di nuovo online.
L'Azienda si scusa per il disservizio.".
Più quieti di così.
4 febbraio 2009
31 gennaio 2009
Google in tilt? Un giorno o l'altro doveva succedere.

Dal sito repubblica.it (l'unico che ne ha dato notizia):
"Problemi per il motore e per il sito delle news. L'azienda: "Stiamo provvedendo a riparare l'inconveniente". Bloccati i link delle ricerche, con la scritta: "Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer". La notizia fa il giro dei blog, centinaia di segnalazioni su Twitter."
Ma poi dopo 15 minuti tutto è tornatocome prima. Ma Yahoo un quarto d'ora si è leccato i baffi.
28 gennaio 2009
Sfiga.
Non è più il tempo delle more.
22 gennaio 2009
20 gennaio 2009
19 gennaio 2009
15 gennaio 2009
7 gennaio 2009
Nel trambusto generale, ecco una email della nipote di Hermann Hesse.
Ho ricevuto questa lettera ermetica ma molto toccante della nipote del grande Hermann Hesse, Eva.
"senza essere a Gaza!
Non capisco piu come Israele puo andare avanti cosi!
Mi dispiace tanto, ma si sta alla casa riscaldata e si ha da mangiare e bere..,
come aiutare?
Auguro con tutto cuore che la guerra finira ..
con cari saluti, vi penso giorno e notte, Eva"
Eva ha un sito:
http://www.evahesse.it


Eva in una foto recente e in un'altra di una trentina di anni fa.
"senza essere a Gaza!
Non capisco piu come Israele puo andare avanti cosi!
Mi dispiace tanto, ma si sta alla casa riscaldata e si ha da mangiare e bere..,
come aiutare?
Auguro con tutto cuore che la guerra finira ..
con cari saluti, vi penso giorno e notte, Eva"
Eva ha un sito:
http://www.evahesse.it


Eva in una foto recente e in un'altra di una trentina di anni fa.
2 gennaio 2009
28 dicembre 2008
24 dicembre 2008
23 dicembre 2008
15 dicembre 2008
Tuttavia.

Ci sono momenti in cui la pioggia sembra non smettere mai. Precipitano scrosci di insolita forza estiva: anche adesso, la finestra pare un sipario alzato su uno strano mondo tropicale di città. L’acqua ha un corpo, e un colore, e un rumore da far paura. Le persone scappano, ed è così da tre giorni. Tuttavia stamattina, sotto il suo ombrello rosso, una bambina piccola cantava.
Dal blog di Maurizio Crosetti.
L'autrice della foto la trovate qui.
12 dicembre 2008
Campagne.
9 dicembre 2008
5 dicembre 2008
4 dicembre 2008
2 dicembre 2008
"Ti te ghe set minga in sul feisbuc?"

Ho un carissimo amico con cui, per gioco, comunico solo in puro dialetto milanese.
Vi riporto qui di seguito l'ultima mail che lui mi ha mandato, in risposta alla mia in cui gli chiedevo:
"Ti te ghe set minga in sul feisbuc?"
Eccola:
On segond innanz de lecc la toa lettera,
a seri dré a pensagh:
g'ho de 'ndá in sul feisbuc?
seri dré a vardá anca el maispeis
del chitarrista de un mè amis argentin che fa teatro. el chitarrista se ciama claudio cesar e m'ha mis denter la soa meilinlist e da on ann me manda semper dii bei bigliett di so concert, el g'ha anca un bel sit
ma poeu l'ha fa anca el maispeis,
e varda anca come l'è el "sò speis"
a l'è minga brutt
e mentre son dré scrif
son dré scoltà la soa musica
che l'è bela
del maispeis
http://www.myspace.com/claudiomcesar
l'è bell
e l'è automatic.
adess, a vouri dì
se fem cos'è noialter?
gh'è el maispeis,
gh’è el feisbuc
inn fenomen noef
g'hem de studiai
g'hem de laorà per fà el feisbuc
ai alter?
o per fagh anca el maispeis?
o g'hem de fa un alter mesté
perchè el feisbuc e il maispeis
s'el fann de per lor?
G'ho de famm el feisbuc per studià come fà a fa 'l feisbuc ai alter?
G'ho de fa'll perchè i me amis el vorem trovamm?
o el fo no ma vardi tuta la gent che'l fa per studià el fenomeno del feisbuc?
ti cosa te diset?
Per la traduzione mandatemi una mail.
Per sapere chi è questo mio amico, pure.
1 dicembre 2008
Quello schifo di Internet.


Ma allora non è lei la Ornella Vanoni che ho contattato ieri su Facebook...
Un grazie per le foto a Marco Camisani Calzolari.






























